Grillo rosica
Ora che un po’ di ciccia (politica) si affaccia all’orizzonte, ora che il candidato premier del centrosinistra viene messo ai voti dai cittadini nelle piazze delle primarie – piazze vere e cittadini in carne e ossa – Beppe Grillo appare improvvisamente come l’attore dopo la pièce, con il trucco colato, e nel ruolo opposto a quello che si era scelto: adesso è lui che, non senza malumore, insegue le “agende” altrui e minimizza gli altrui successi.
13 AGO 20

Ora che un po’ di ciccia (politica) si affaccia all’orizzonte, ora che il candidato premier del centrosinistra viene messo ai voti dai cittadini nelle piazze delle primarie – piazze vere e cittadini in carne e ossa – Beppe Grillo appare improvvisamente come l’attore dopo la pièce, con il trucco colato, e nel ruolo opposto a quello che si era scelto: adesso è lui che, non senza malumore, insegue le “agende” altrui e minimizza gli altrui successi (le “primarie dei folli”, ha scritto sul suo blog, o le “nullarie”), ed è lui che fa puntualizzazioni piccate (i giornali “hanno titolato ‘affluenza record’”, ha scritto su Twitter, ma non erano quattro milioni, i votanti, soltanto tre e rotti: eravate di più nel 2005). Peccato che molti suoi attivisti avessero invece trovato qualcosa di buono in quei tre milioni: “Ma perché non le facciamo anche noi?, altro che Web e paletti surreali”, scriveva un grillino su Facebook, trovando eco nei forum di Roma e di Milano. E ora è Grillo che, nonostante lo sbarco in Sicilia, rivela ansia e si mette a giocare in difesa, arroccato su regole poco inclusive, diktat antidissenso e decaloghi criticati in tutto il suo movimento. Ed è lui che, con una lettera agli aspiranti candidati diramata dal suo guru Gianroberto Casaleggio, contraddice i suoi propositi strillati in questi anni di pura teoria, ancora molto gestibili dal Web (ma adesso?): così si scopre che lo stipendio dei parlamentari grillini dovrà essere decurtato, sì, ma non al punto da rinunciare alla diaria – con tanti saluti a chi, come il dissidente Giovanni Favia (ieri indignato su Facebook), aveva creduto alla “parola d’ordine” grillina del “levare l’osso al cane” e “i soldi alla politica”.